Ho apprezzato molto le condivisioni di Renato Turini e Raffaella Crociati che leggerete a breve…
Spero che Renato vorrà accettare il mio invito a scrivere periodicamente su UomoMacchina, poiché inizia a dispiacermi che sia solo “il blog di Diego”.Queste testimonianze mostrano le potenzialità del bilanciamento emozione-organo con il Metodo Calligaris, una delle metodiche su cui si fonda la Dermoriflessologia.
La “spiraletta” a cui si riferisce nel racconto è lo strumento che più viene usato per la stimolazione, l’agopuntura usa appunto aghi, la dermoriflessologia, che non necessita di andare a toccare punti in profondità nel tessuto, stimola la superficie cutanea con spirali in rame.
Diego Mattarocci
Sotto il fascino di questo blog, e dietro l’incoraggiamento del mio amico Diego, eccomi a raccontare la mia giovanissima esperienza in campo dermoriflessologico.
Col desiderio di rendere più interessante e ricco questo racconto, ho anche invitato la mia amica Raffaella a scrivere la sua esperienza, di seguito alla mia.
Siamo appena reduci dalla partecipazione al seminario di secondo livello di Dermoriflessologia metodo Calligaris, tenuto da Flavio Gandini e Samantha Fumagalli, corso che l’associazione He Art, di cui sono presidente, ha organizzato a Ravenna l’ultimo week-end di novembre.
L’entusiasmo, di fronte allo scoprire così ampie possibilità di questa tecnica che l’illustre neurologo Giuseppe Calligaris usava per la diagnosi e la cura di qualsiasi squilibrio della macchina umana, è l’emozione che prevale, durante il corso.
Sapere, e sperimentare immediatamente, con quanta precisione può agire la tecnica che il dott. Calligaris costruì agli inizi del ‘900, lascia perplessi, mettendo sempre più in luce la raccapricciante limitatezza della medicina ufficiale, e l’ormai assodata inconsapevolezza sulla natura umana che è alla base del suo metodo.
Poter verificare, con metodo scientifico, attraverso la sensibilità cutanea, come uno squilibrio si è manifestato sia in forma emotiva sia somatica, e poter determinare l’esatto ambito della vita in cui si manifesta, o l’esatta parte di un organo in cui si somatizza, non è cosa da poco!
Poter poi, attraverso il metodo di stimolazione, stabilire un dialogo con l’inconscio che ci invia segnali per aiutarci al riequilibrio, non è solo confortante, ma addirittura affascinante!
Tra le svariate tecniche di riequilibrio psico-fisico che ho appreso negli anni, la Dermoriflessologia è stata quella che mi ha fatto pensare:
“finalmente qualcosa di scientifico ma non limitante, di ampia veduta ma pratico”
Nel trattamento dermoriflessologico, l’equilibrio che c’è tra la precisa e rigorosa applicazione di leggi comuni a tutti, e, nel contempo, la libertà nel lasciare che ognuno trovi la propria strada per la salute, lo definirei indice di saggezza.
Genio e saggio, Giuseppe Calligaris!
Oltremodo, al di là dell’interesse verso la materia trattata, Flavio Gandini (l’insegnante), a nostro avviso, è un personaggio la cui simpatia, capacità comunicativa e disponibilità non lascia altro spazio che alla gioia di aver partecipato ai seminari.
Ma adesso voglio raccontarvi la mia prima esperienza di trattamento, fatto a mia madre.
Premetto che lei è una persona di natura pragmatica e poco incline ad aver fiducia verso terapie alternative.
La linea corrispondente ai reni evidenziava uno squilibrio, di componente psicosomatica, assieme ad uno squilibrio all’apparato urogenitale.
Lei mi disse che il mal di schiena costante di cui soffre da anni, essendo proprio nella zona lombare, poteva essere effettivamente dato dai reni.
Considerando che l’apparato urogenitale (nel quale mia madre ha ammesso di avere qualche bruciore) può essere conseguente al problema renale, sono andato a bilanciare solo quest’ultimo, e solo dal punto di vista psichico, applicandole la dovuta “spiraletta” di rame, senza neppure elettrostimolare la linea associata.
Dopo soli dieci minuti lei mi confessa, con enorme stupore, che non sente più dolore alla schiena.
Io imputo il risultato ad una casualità, sinceramente, e le ricordo di appuntarsi i prossimi sogni, che lei dubita di poter fare, dato che non li ricorda mai.
I giorni seguenti nessun dolore, e quando le ho detto che era il momento di togliere la spiralina dal dito, a momenti mi minaccia!
Le chiedo se ha fatto qualche sogno, e lei mi dice che in effetti ha sognato: era in una lunga tavolata con le persone che di solito frequenta, e le servivano del cibo avariato.
Dato che i reni, in ambito psicosomatico, rappresentano il rapporto con il proprio ambiente sociale, vi risparmio l’ovvia interpretazione di questo sogno.
Felice di aver condiviso questa esperienza con i lettori del blog, non mi resta che ringraziare Calligaris per quel che ha fatto in vita, Flavio Gandini e Samantha Fumagalli per aver ripreso il suo lavoro, e Diego Mattarocci per la sua professionalità e disponibilità.
Alla prossima!
Renato Turini
Spendo due parole anche per introdurre la testimonianza di Raffaella che con straordinaria semplicità mostra come in pochi mesi si possano ottenere risultati esaltanti, questi risultati sono però diretta conseguenza del nostro livello di coscienza e della capacità di osservare cosa ci accade, nella veglia e nel sogno, per fare nostre le lezioni apprese ed evolvere.
Questa tecnologia non è una “pillola magica” né una “Via breve” ma un ottimo alleato per acquisire consapevolezza innalzando la nostra vibrazione.
Diego
Così come quella di Renato, anche la mia esperienza nell’ambito della dermoriflessologia è piuttosto recente.
Le prime prove le ho fatte su di me. Inizialmente il mio approccio all’auto-sperimentazione è stato cauto, per non cadere nella trappola della suggestione che ti fa “vedere e sentire” ben poco! Il silenzio e la cautela, quindi, sono stati i giusti presupposti per iniziare il lavoro: ho monitorato le linee primarie della mia mano con costanza (due o tre volte alla settimana per circa due mesi), e contemporaneamente stimolavo le placche associate, alle volte intervenendo sulle medesime attraverso l’intuito, o meglio attraverso quello che i sogni mi indicavano.
Il sognare non è accaduto subito, ho dovuto inizialmente “passare una soglia”, dopo di che il dialogo si è attuato…“l’aggancio era stato fatto”. Solitamente non è facile osservare le strutture dell’inconscio, ma questa metodologia ti fornisce degli ottimi strumenti per farlo.
Durante il periodo di sperimentazione si sono verificati in me prolungati stati di assoluto silenzio, e da questo, durante il vissuto quotidiano, originavano continue intuizioni che si ricollegavano in modo così nitido ai sogni che facevo la notte.
Era tutto così chiaro, perché tutto aveva un senso!
Ogni cosa che mi accadeva (quello che vedevo, i miei pensieri, le mie emozioni) era riconducibile all’istante che stavo vivendo, e l’inconscio era il maestro che orchestrava tutto.
E da qui la scoperta: un fantastico viaggio, un metodo meraviglioso per ricapitolare se stessi, una scoperta per liberarsi dai condizionamenti, dalle paure, dalle angosce che causano le malattie psicosomatiche, verso le quali ci portiamo per scoprirne la causa, e ricondurci all’origine che siamo.
Raffaella Crociati


